TK’s
Sentiment Outlook
Speciale 2005
Parte
C) Prospettive
del Quadro Macroeconomico per il 2005
Premessa
C/1)
Commento alle conclusioni formulate sul TK’s Sentiment Outlook Speciale
2004
C/2)
Inflazione e Tassi di Interesse
C/3)
Tassi di Interesse e Mercati Azionari
C/4)
Tassi di Interesse e Mercati
Obbligazionari
C/5)
Mercati Azionari e Mercati
Obbligazionari
C/6)
Crescita PIL e Mercati Azionari
C/7)
Import Export Americano, Valore Assoluto
del Dollaro e Borsa Americana
C/8)
Disoccupazione e Mercati Azionari
C/9)
Petrolio e Commodity
C/10)
Conclusioni.
Appendice:
Previsione Macroeconomica di Prometeia
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Premessa
Dobbiamo
premettere che in questa sezione dal titolo piuttosto importante: “Prospettive
del Quadro Macroeconomico per il 2005” non ci proponiamo di individuare un
quadro di possibile sviluppo macroeconomico mondiale del tipo di quelli fatti da
Banche Centrali o prestigiosi Istituti Internazionali sulla base di complessi
modelli macroeconomici. Non ne saremmo capaci e forse sarebbe piuttosto privo di
utilità per il nostro scopo.
Più
pragmaticamente ci proponiamo di individuare quali sono le più importanti
relazioni che il mutare del quadro macroeconomico trasferisce ai mercati
finanziari e segnatamente a quelli azionari e farci una opinione del loro
livello di affidabilità nel tempo; come vedremo, relazioni che possono apparire
sorprendenti per un anno sono del tutto disattese l’anno successivo e
viceversa. In questo contesto prima di entrare nel vivo di questo lavoro
riteniamo interessante soffermare l'attenzione di chi ci segue sui tre elementi
di riflessione che ora andiamo ad esporre:
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Punto
Numero 1)
L’evoluzione
dei mercati azionari risente di molte componenti e tra queste una componente
molto importante è certamente l'evoluzione del sottostante quadro economico
descritto dalla crescita del Prodotto Interno Lordo specie a riguardo degli
effetti che l’evoluzione economica di un Paese o di un settore trasferisce, in
termini di rapporto price/earnings (Prezzo di una azione rapportata alla
quota parte dell’utile della società relativa a quella singola azione)
sul livello di sue quotazioni.
E’
infatti del tutto ben evidente che una economia in forte crescita favorisce la
produzione di elevati redditi per le aziende e conseguentemente questi elevati
redditi gestionali delle aziende quotate a parità di altri fattori li rendano
più appetibili p un loro investimento rispetto ad altri momenti caratterizzati
da una economia stagnante. Nondimeno il comportamento dei mercati azionari
risente in larga misura, e dal nostro punto di vista anche in misura superiore
alla incidenza dei rapporti price/earnings, a stati emotivi della collettività
degli operatori che si alternano con cadenza ciclica abbastanza regolare ogni 4
5 anni.
Durante
la evoluzione di questi cicli, si vengano a presentare sui mercati azionari
nuovi operatori i quali sono animati da un desiderio di guadagnare e quindi sono
portati ad investire senza darsi troppa cura del reale andamento economico
sottostante. Analogamente nelle fasi di declino dei mercati azionari, che
normalmente durano 1 - 1,5 anni di questo ciclo complessivo di 5 anni,
l’evoluzione anche meno negativa di quello che in quel momento si legge del
quadro economico sottostante, esercita un effetto assai limitato sul sentiment
generale degli operatori che langue in modo sconsolato in quanto in quella
situazione molti operatori si trovano di norma a fare i conti con pesanti
perdite e quindi sono poco sensibili a prendere in considerazione il
miglioramento del quadro economico sottostante.
Questo
comportamento ciclico degli operatori che si trasferisce ai mercati azionari è
facente parte del più generalizzato comportamento umano e il mutare dei mercati
finanziari, e anche il mutare degli strumenti di accesso agli stessi mercati, può
esercitare leggeri adattamenti di mero “ordine tecnologico”
ma non certo modificare nelle sue fondamenta le tendenze del comportamento umano
fatto di avidità e di frustrazioni che sono assolutamente invariabili nel tempo
e che tanta influenza esercitano nel condizionare l’evoluzione dei mercati
azionari.
Tutto questo per
dire come non possiamo attenderci più di tanto andamenti in qualche modo
coerenti tra evoluzione di mercati finanziari misurabili ad esempio in termini
di crescita del Prodotto Interno Lordo e crescita dei mercati azionari.
Certamente adottare un atteggiamento gestionale basato su questi assunti che
pure, in linea del tutto teorica possono dare frutti interessanti nel lungo
termine come sta alla base della ratio
che guida gli investimenti in Fondo
azionari, può condurre a risultati non soddisfacenti se misurati su intervalli
più brevi fatti di anni o meglio ancora di semestri e trimestri; noi dobbiamo
muoverci in modo diverso.
Noi
ci sentiamo in dovere di dare una risposta anche deontologica anno dopo anno
delle nostre indicazioni che forniamo e certamente non possiamo affidarci a
questi metodi dai risultati quantomeno incerti nel lungo periodo e del tutto
inaffidabili su orizzonti temporali fatti di semestri o di anni che sono i
periodi temporali sui quali è corretto misurare il lavoro di chi si propone di
fornire un serio e responsabile International Asset Allocation Advisory
Capacity.

Figura
1) Crescita del Prodotto Interno Lordo Area Unione Europea e andamento del
Mercato Azionario Italiano

Figura
2) Indice MSCI descritto da un ciclo di 48 mesi
L’esame
comparato dell’andamento dei mercati azionari in risposta sia al mutare del
quadro macroeconomico, rappresentato in figura 1 dalla crescita del Prodotto
Interno Lordo della Unione Europea e andamento di un mercato azionario, qui
quello italiano, evidenza i limiti di approcci basati su questi elementi.
Ben
diversa è l’indicazione che all’opposto possiamo trarre dall’esame del
comportamento ciclico dei mercati e infatti proprio la regolare evoluzione
ciclica dell’insieme dei mercati azionari, qui rappresentata dall’indice
MSCI in Dollari ci ha guidato con profitto in passato e continuerà a guidarci
anche in questo esercizio di formulazione di una previsione per il 2005.
Non
faremo tuttavia totale astrazione delle implicazioni di carattere
macroeconomiche che devono essere certamente prese in considerazione per quanto
esse possono dare in tema di formulazione di previsioni e proprio a questo tema
è dedicata la presente parte che merita tuttavia ulteriori elementi di
riflessione prima di essere affrontata in pieno.
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Punto
Numero 2)
Il secondo punto per il quale è interessante portare debita attenzione alla
evoluzione macroeconomica internazionale riguarda l’elevatissima erogazione di
dati sull'andamento delle economie da parte sia degli Stati Uniti e sia da parte
dei Paesi della Comunità Europee come da parte di ogni altro Paese. Certamente
la quasi giornaliera erogazione di questi dati, di cui possiamo avere una idea
dalla tavola sotto riportata, non facilita la loro serena interpretazioni da
parte degli analisti e più ancora da parte degli Operatori. Questi possono
infatti trovarsi all'interno della stessa settimana con due dati del tutto
discordanti che con effetti di evidente confusione.

Esemplificazione
di parte dei dati macroeconomici internazionali diffusi nel mese di Dicembre
2004
A
riguardo di questa ampia serie di dati economici dovremo inoltre fare una
distinzione tra quelli che sono dati consuntivi e quelli che sono dati
preventivi o di misurazione del sentiment quale ad esempio il famoso Indice di
Fiducia dei Consumatori americani che non viene determinato su base statistica
su dati reali ma su base di sondaggi.
Non
siamo a conoscenza della metodologia di produzione di queste statistiche mensili
e conseguentemente della loro affidabilità, ma in termini di trasparenza ed
efficacia di rapporti con la comunità da parte di Enti Federali Americani
preposti a questi sondaggi, non possiamo non ritornare con la memoria a quanto
abbiamo osservato nelle elezioni del presidente Bush quattro anni fa allo stato
della Florida. Forse sarebbe corretto dare a questi dati l’importanza che
oggettivamente si meritano ma se d’altra parte il mondo dei mercati finanziari
basa le proprie aspettative ed anche le proprie scelte gestionali giorno dopo
giorno su di essi non possiamo non prenderli in esame anche noi nel nostro
lavoro.
Su
questo tema di interpretazione della nutrita serie di dati economici americani
ed Europei un analista dovrebbe essere capace di attribuire ad essi una scala di
valore sua propria dei singoli dati e poi limitarsi a porre l'attenzione
soltanto ad esempio sui primi cinque della lista abbandonando tutta quella serie
di dati che hanno una importanza piuttosto marginale nel muovere realmente in
modo determinante i mercati azionari e che al contrario possono esercitare solo
impercettibili ed effimere azioni di disturbo destinate a rientrare quanto
prima.
A
titolo di esempio la variazione della occupazione americana su base settimanale
non può certo influenzare l'andamento di fondo di un mercato azionario inserite
in un ciclo quinquennale ma a molti commentatori torna utile commentare a
posteriori una oscillazione di uno 0.08% di un indice del mercato attribuendo la
ragione alla variazioni di 12.000 unità occupate in più o in meno in un Paese
di trecento milioni di persone.
Diverso
è esaminare l’evoluzione di un certo dato nel tempo cercando di metterlo in
relazione alla evoluzione dei mercati finanziari, parlando di trend nel tempo e
non di singoli dati on the spot,
possono emergere riflessioni interessanti a riguardo delle quali dedichiamo
ampio spazio sulla presente parte del lavoro annuale.
Non
dobbiamo tuttavia nemmeno confidare in modo eccessivo sulla stabilità nel tempo
di relazioni che appaiono non solo frutto di logica elementare, anche ben
dimostrata per periodi piuttosto brevi, ma insufficiente per poterli considerare
come espressione di una tendenza di fondo robusta sulla quale impostare il
nostro modo di approcciare e prevedere i mercati azionari.
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Punto
Numero 3)
Il terzo
elemento per il quale è comunque necessario cercare di farsi una visione di
fondo dell'economia nel suo insieme è dovuta al fatto che il presentarsi di
alcuni interventi su alcune grandezze fondamentali di carattere macroeconomici,
da parte di precise decisioni di Governi e quindi non derivanti da una semplice
evoluzione del trend in atto, possono realmente influenzare specifici mercati
finanziari che a loro volta esercitano un importante effetto sui mercati
azionari.
Ci
riferiamo ad esempio all'andamento dello sbilancio commerciale della bilancia
dei pagamenti americana per gli effetti che questo trasferisce sulla dinamiche
valutarie così come possiamo riferirci al livello di inflazione sia americana
sia in Europa per gli effetti che formalmente
questa variazione dei prezzi trasferisce sui tassi di interesse.
Stigmatizziamo
il termine formalmente
in quanto, come abbiamo più volte detto su queste pagine, mentre la Banca
Centrale Europa allo stato delle cose per statuto è tenuta a modificare i tassi
di interesse sull'Euro unicamente al fine di combattere l'inflazione dei Paesi
aderenti, in America la FED ha libertà di azione per intervenire sui tassi di
interesse sul Dollaro in una chiave di più ampia politica economica, e non solo
monetaria, volta cioè a favorire il più armonico e solido sviluppò economico
degli Stati Uniti pur senza con questo subire il costo di una elevata
inflazione.
Riservandoci
di riprendere più avanti questo importante argomento, vogliamo fin da subito
dire che i diversi gradi di libertà di cui gode la Banca Centrale Americana FED
e più in generale il Governo Americano da un lato e la Banca Centrale Europea e
relativi Governi dei Paesi aderenti dall'altro creano una situazione di
svantaggio competitivo in
termini di interventi macroeconomici dell'Europa rispetto gli Stati Uniti con
indubbi effetti sul diverso tasso di crescita dei due aggregati economici sulle
due sponde dell’Atlantico.
Con
il termine situazione di svantaggio competitivo
vogliamo esprimere il nostro orientamento in base al quale la formale difesa ad
oltranza del rapporto del 3% tra Deficit e PIL da parte dei Paesi della Unione
Europea è, non solo da noi, considerata una gabbia ai Paesi aderenti che
esercita effetti di condizionamento relativo alle misure di politica economica
superiori ai vantaggi che il suo rigoroso rispetto comporta (o comporterebbe
come sarebbe più corretto dire per essere più vicini alla realtà visti i
saldi dei più importanti Paesi quali Francia e Germania).

Figura
3) Andamento livello inflazione Unione Europea e Tassi di interesse a 3 mesi su
Euro
Se
certamente questa mission
della banca Centrale Europea era idonee al momento di il trattato di Maastricht
nel 1992, con tasso di inflazione del 4% e tassi di interesse sull’ECU-Euro
del 9% come rappresentato in figura 3, ora gli Stati aderenti devono poter
disporre di una libertà d'azione per intervenire in una misura di politica
economica espansiva e quindi con una politica di misurato public spending
di cui fa largo uso il Governo Americano per sviluppare la sua economia è allo
stato vietata ai Governi Europei. (Anche se poi ciascuno per conto suo…)
Vogliamo
quindi chiudere questa premessa evidenziando quella che è una sorta di
polarizzazione della situazione generale a livello mondiale che vede da un lato
una economia americana con un forte tasso di crescita economica e un elevato
grado di libertà riservato ai suoi governanti che possono muoversi su molti
fronti di politica economica e una Europa caratterizzata da un tasso di crescita
molto bassa e vincolata a muoversi in un angusto sentiero di stretta politica
monetaria privata quindi di ogni altro strumento di intervento di carattere
keynesiano. (Poi vi è la Cina ma al momento la Cina è un tema isolato)
Ci
auguriamo che quanto prima in Sede Comunitaria si decida in tema di revisione di
questa mission della
BCE e delle rigide regole del 3% tra deficit e PIL, anche per via
dell’insorgere di problemi inerenti l’allargamento a 25 o in sede Ecofin (Riunione
dei ministri economici dei paesi aderenti),
come già aveva provato l'allora ministro Tremonti, o in altra sede ancora, ma
in ogni caso sia ripreso questo tema per liberare spazi gestionali alla Banca
Centrale Europea e ai Governanti dei Paesi aderenti pena il proseguire ad una
velocità di stentata crescita economica certamente non comparabile con quella
americana con tasso di crescita doppio rispetto quello della UE.
Vediamo
ora cosa dicevamo un anno fa e come sono andate realmente le cose.
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