TK's Sentiment Outlook  - Numero 36 del 25/09/ 2004- Pagina 02

Quanto agli altri indici generali dei mercati azionari osserviamo che l'indice DJ Eurostoxx 50 delle blue chip europee di figura 13 dopo un falso tentativo di superamento della sua trend line superiore di resistenza è rientrato sotto la stessa mentre invece l'indice delle blue chip internazionali merita ora una rivisitazione in ordine alla collocazione delle trend line componenti la bandiera e quindi siamo portati ad interpretare la sua evoluzione con il ricorso alle due trend line blu in sostituzioni delle precedenti verdi illustrate in figura 14. 

Questa rivisitazione della struttura grafica dell'indice DJ Stoxx 50 non è tanto da leggersi come un abbandono di una precedente lettura positiva, a favore di una nuova lettura certamente molto meno positiva, ma piuttosto come effetto della lettura a trecentosessanta gradi dei mercati finanziari che porta ad unificare e ad omologare alcuni metodi interpretativi che viceversa potrebbero apparire del tutto differenti gli uni degli altri se l’interpretazione fosse riposta individualmente su singoli indici nazionali senza questo tentativo di lettura globale. 

Volendo tentare di trarre una prima conclusione sulla situazione dei mercati azionari possiamo quindi dire che essi sono alle prese con una salutare azione correttiva che potrebbe ancora avere una successiva estensione al ribasso dell'ordine di un 1% circa e nel caso in cui la flessione dovesse completarsi con questa estensione aggiuntiva potremo certamente leggerla come effetto del salutare rientro delle posizioni più speculative al rialzo con la conseguente creazione di opportunità di intervento da parte di coloro che, come noi, al momento sono fuori dal mercato.  

A questo punto si pone l'obbligo di tentare di verificare se sul fronte di mercati finanziari non azionari sussistano elementi di preoccupazione che possono far pensare ad una estensione maggiore della azione correttiva in atto con conseguente possibile modifica del quadro di medio termine che abbiamo finora inseguito. 

In questo quadro dobbiamo osservare che la situazione che possiamo leggere su tutti gli altri mercati finanziari non azionari che abitualmente teniamo sotto osservazione, non è tale da creare preoccupazioni per i mercati azionari ad eccezione della situazione del prezzo del petrolio che può oggettivamente creare problemi non solo nel non far arrestare la flessione dei mercati azionari sui livelli sottostanti di un 1% circa da quelli attuali, ma l'anche pregiudicare il reale completamento della formazione a bandiera che stiamo seguendo. 

Figura 15) Tassi interesse a 12 mesi su dollaro 

Prima di entrare ad esaminare in maniera particolare la situazione del mercato del petrolio, vediamo nelle figure 15 – 16 - 17 come tre dei principali mercati finanziari non azionari non presentino alcuna situazione di particolare criticità. 

Il livello dei tassi di interesse di mercato sul dollaro di figura 15 continua ad essere all'interno di un movimento laterale che è letto da noi come situazione ottimale di assorbimento dei recenti incrementi dei tassi ufficiali di sconto sul dollaro operati da parte della FED.

Figura 16) T Bond 

Figura 17) Indice Cambio Euro – Dollaro 

Parimenti la situazione dei livelli del T Bond continua a riconoscere caratteristiche tecniche molto particolari in termini di effettuazione di arresti sia in crescita che in flessione esattamente al raggiungimento di livelli basati su ritracciamenti in funzione della Sequenza Numerica di Fibonacci. 

Anche su questo fronte possiamo quindi dire che questo mercato del reddito fisso non trasferisce alcuna indicazione né positiva né negativa al mercato azionario ma viaggia per conto suo rispettando le sue leggi e regole. 

Da ultimo anche il rapporto di cambio euro - dollaro continua ad essere molto stabile e infatti da ormai alcuni mesi vediamo questo rapporto di cambio muoversi in un movimento laterale senza dare assolutamente alcuna possibilità di trading significativa su questa particolare rapporto di cambio né tantomeno trasferire effetti di disturbo o di influenza i mercati azionari. A questo riguardo ci pensa il livello del prezzo del petrolio che ora andiamo conoscere meglio. 

Figura 18) Brent giornaliero 

Il livello del prezzo del petrolio Brent ha superato nel corso della settimana i precedenti livelli registrati a luglio ed ora dobbiamo purtroppo prendere atto del fatto che gli spazi di esaurimento di questa crescita sono decisamente molto elevati e collocabili in zona compresa tra 50 e 52 dollari al barile. Stiamo parlando di una potenziale di crescita dei livelli attuali dell'ordine di 10 -12% e certamente qualora dovesse manifestarsi sul mercato del petrolio questo effettivo tasso di incremento non potremmo non considerare molto negativamente gli effetti che questo movimento produrrebbe sulle andamenti dei mercati azionari. 

Come già abbiamo introdotto in settimana, spazi di questo livello di crescita sarebbero derivanti da una palese migrazione del focus da parte di gestori di Hedge Funds dai mercati azionari, sui quali prendono posizione al ribasso, verso mercato del prezzo del petrolio sul quale prendono pesanti posizioni al rialzo. Riteniamo infatti che l'andamento reale del prezzo del petrolio non sia solo rispondente alla legge della domanda che vede un grosso fabbisogno emergente in questo periodo dell'anno per ricostituzione delle scorte e anche da parte di mercati di forte consumo quali in India e Cina che non possono sfruttare come in passato le forniture provenienti dalla Russia. 

Riteniamo infatti che la elevata rispondenza ai principi di analisi tecnica che il prezzo del petrolio presenta, e sul quale abbiamo fatto delle riflessioni in passato, ci fanno ritenere del tutto probabile che in caso di superamento dei livelli attuali in modo convincente, di uno 1 - 1.5%, vi sia spazio per confidare su un livello di crescita di questa entità. 

Per meglio comprendere l'effettiva portata di questa affermazione può essere utile porre l'attenzione sull'andamento delle commodities nel loro insieme rappresentate dall'indice CRB il quale, come possiamo vedere sulle figure 19 e 20 sta manifestando una forte direzionalità rialzista in direzione del massimo di qualche mese fa in zona 285 punti. 

Certamente questo indice si compone di molte commodities tra le quali anche petrolio e certamente sarebbe errato cercare di trarre dall'andamento di un indice generale quale l'indice CRB indicazioni sull'andamento del prezzo del petrolio ma riteniamo tuttavia utile considerare il fatto che l'indice che rappresenta tutte le commodities è allo stato delle cose maggiormente orientato al rialzo e quindi un possibile rialzo del prezzo petrolio non sarebbe da leggersi in contrapposizione alle tendenze di fondo dell'indice CRB. Diversa sarebbe la situazione se su questo indice leggessimo delle forti resistenze ma al momento esse non sono presenti.

Figura 19) Indice CRB Commodities settimanale 

Figura 20) Indice CRB Commodities giornaliero 

Figura 21) Brent settimanale

Figura 22) Brent settimanale 

Preso quindi atto del fatto che non leggiamo certamente dalla struttura grafica dell'indice CRB situazioni di possibile resistenza che potrebbero frenare un eventuale innalzamento del prezzo del petrolio, in base a una lettura di lungo periodo l'andamento del prezzo petrolio proposto in figura 21 e 22, vediamo possibili obiettivi basati nel primo caso su una ripresa del rialzo nella zona di consolidamento indicata dal rettangolo verde che avrebbe come obiettivo finale il livello di 52 euro al barile dollari al barile per il petrolio Brent. Nel secondo caso individuiamo il livello obiettivo in funzione della conformazione a testa spalla rialzista indicate in figura e in questo caso l'obiettivo potrebbe porsi in zona 50 dollari al barile. 

Dovessimo esprimerci in termini di percezione di una maggiore affidabilità tra le due interpretazioni saremmo propensi per la prima ma in ogni caso ciò che qui ci preme dire è che un obiettivo del tutto ragionevole per questa parte rimanente dell'anno per il prezzo del petrolio Brent è collocabile tra 50 e 52 dollari al barile e quindi un 10 - 12% sopra i livelli attuali. 

Ciò detto è assolutamente chiaro che una eventuale impennata del prezzo del petrolio di questa misura potrebbe realmente pregiudicare l'arresto sui livelli attesi della flessione dei mercati azionari e più verosimilmente potrebbe comportare il proseguimento della flessione dei mercati fin verso il livello di 995 - 1000 punti dell'indice MSCI dove realmente si potrebbe assistere ad una ricomposizione dei mercati finanziari con rientro dalle loro posizioni di ipercomprato (per il petrolio) e di ipervenduto (per i mercati azionari). 

Vogliamo cioè dire che qualora dovessimo percepire nel corso della settimane entrante l'effettivo avvio di un forte aumento del prezzo del petrolio dovremmo necessariamente ritenere che questo circuito fortemente rialzista sul prezzo del petrolio ha preso avvio e a quel punto dovremo predisporsi ad attendere i mercati azionari in zona 1000 punti dell'indice MSCI in dollari dove verosimilmente si deciderà in maniera definitiva il futuro dei mercati azionari.

Più nel dettaglio al raggiungimento di quel livello dell'indice MSCI corrispondente all'esaurimento di questa spinta rialzista sul prezzo del petrolio, i mercati azionari si troverebbero su livelli estremamente interessante da dove potrebbero ripartire e quindi quel livello potrebbe essere ottimale per l'assunzione di posizioni lunghe su ETF. Nel caso opposto di significativa perdita di questo livello, cosa che al momento è da mettere tra le cose possibili ma molto poco probabili, allora ragionevolmente verrebbero meno le attese di ripresa dei mercati azionari per la seconda parte della anno. 

Come sempre ripetiamo, i mercati finanziari rispondono alla legge della causa - effetto e più che mai in questo momento dobbiamo fare ricorso a questa legge in quanto ci troviamo prossimi alla presa di decisione di investire dopo molti mesi di lontananza dai mercati azionari ma potremmo anche trovarci nella condizione di dover disinvestire da fondi azionari qualora le dinamiche negative lumeggiate dovessero prendere corpo e andare fuori controllo. 

Riteniamo che queste considerazioni costituiscano la sintesi di ciò che si può oggi onestamente dire in termini di previsione dell'andamento del mercati azionari e vista la fortissima dipendenza della loro evoluzione dall’andamento del prezzo del petrolio non riteniamo di alcuna utilità fare ulteriori considerazioni sui consueti grafici dei mercati azionari che tuttavia proponiamo senza però entrare in commenti aggiuntivi che, a fronte della fortissima rilevanza che ha il prezzo del petrolio sarebbero del tutto inutili. Aver modo di poterli consultare può essere comunque utile.


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