TK's Sentiment Outlook  - Numero 24 del 16/6/ 2001 - Pagina 01

 A cura di Corrado M. Cantore.

Numero 24  del giorno 16 Giugno 2001

1)   Commento sulla situazione generale dei Mercati Finanziari

2)   Situazione dei Mercati Azionari Internazionali

3)  Situazione del Mercato Azionario Italiano 

4)  Situazione del Future FIB


1)  Commento sulla situazione generale dei Mercati Finanziari.     

La settimana scorsa formulavamo le seguenti previsioni per l’insieme dei Mercati Azionari: In Conclusione non abbiamo elementi per modificare nella sostanza la previsione della scorsa settimana: il Mercato Americano letto con la posizione dei futures sugli Indici presenta un sentiment fortemente negativo e in caso di una flessione dell’ordine di un 2-3% porterebbe la situazione dell’Indice Dow Jones e dello SP 500 a compiere un movimento correttivo al ribasso che possiamo stimare in un 7% circa dai valori attuali e la valutazione del Price / Earnings delle azioni dello SP 500 inizia a presentare una leggera sopravalutazione che potrebbe rientrare proprio con la possibile correzione in oggetto. Il posizionamento dell’Indice FT 100 permane sempre molto critico e non lascia presagire nulla di positivo sul fronte americano.

In questo contesto generale il Mercato Azionario Italiano non può non risentire dei movimenti generali a cui assisteremo a livello internazionale e ancora una volta dovremo vedere la capacità di tenuta di Wall Street: Se essa si manifesterà allora potremo assistere ad un momento di pausa con nuovo noioso movimento laterale mentre invece in caso di flessione sull’Indice Dow Jones, allora dovremo essere pronti ad andare a verificare i minimi di Marzo scorso per cui, comunque vada, continuiamo a consigliare di non prendere posizione sul nostro Mercato. 

In altri termini il quadro che da settimane presentiamo continua ad essere al momento la guida a cui ci dobbiamo ispiraci fino al sopraggiungere di elementi che possano far mutare view ma che al momento non ritroviamo e quindi dobbiamo continuare a vedere una possibile proiezione in direzione dell’obiettivo di 32.000 punti del MIB 30 e di 1400 punti per il Comit che, in tutti queste settimane non abbiamo mai abbandonato, ma che anzi presenta ora maggiori chanches di manifestazione.

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La settimana si chiude con la chiara indicazione fornita dall’insieme dei Mercati Azionari Internazionali di aver scelto la seconda ipotesi di evoluzione che vede l’avvio di una correzione che verosimilmente proseguirà ancora nella settimana entrante anche se con una velocità di flessione inferiore a quella consuntivata nella settimana appena terminata.

Variazione Indici nell’ultima settimana (Nero), ultime 4 settimane (Azzurro) e da inizio anno (Verde) 

La flessione media registrata in settimana è dell’ordine di un 3,5%, misurato dagli Indici generali MSCI e TK Index, maggiori sono le perdite sui Mercati tecnologici quali Nasdaq e Nuovo Mercato. Le perdite sono generalizzate su tutti i Mercati che osserviamo e proprio questa generalità di flessione ci porta a ritenere che il movimento correttivo visto in settimana non sia da considerare concluso ma possa ancora proseguire per almeno alcuni giorni della settimana entrante laddove molti Mercati potrebbero raggiungere importanti supporti sui quali attuare un momento di verifica con un rimbalzo interpretabile di carattere tecnico. 

Il Mercato italiano non si è sottratto a questo trend flettente con una perdita media del tutto allineata alla media dei Mercati internazionali, 3,5% e particolarmente sensibile è stata la flessione sui titoli finanziari i quali notoriamente amplificano al rialzo e al ribasso le flessioni generali del Mercato. I titoli del Settore Comunicazioni, pure interessati da rumors non certo rassicuranti, nell’insieme non si sono comportati peggio della media del Mercato. 

Un aspetto che continua a destare preoccupazioni sulle attese di evoluzione dei Mercati azionari, e di quello americano in particolare, è la variazione settimanale e conseguentemente la posizione netta sul COT da parte dei gestori degli Hedge Funds american i quali in settimana hanno ridotto le posizioni corte di circa 7000 unità ma permane un saldo fortemente negativo sia sull’Indice SP 500 sia anche sul Nasdaq 100 nonostante la forte flessione da questo registrato in settimana. 

Posizione dei Futures sullo SP 500 al 12 Giugno.

 

Posizione dei Futures sul Nasdaq 100 al 12 Giugno 

Nel caso dello SP 500 le posizioni corte dei Commercial sono pari al 120% di quelle lunghe mentre sul Nasdaq questa percentuale si attesta quasi al 132% e quindi non può essere tralasciato questo aspetto nella formulazione di una previsione generalizzata del Mercato Azionario Americano e di conseguenza anche per tutti gli altri per via dell’effetto di trascinamento che questo importante Mercato esercita. Non possiamo certamente limitare le nostre analisi a questo elemento ma nemmeno ignorarlo come espressione di un sentiment generalizzato e decisamente qualificato che molte volte è stato un buon segnalatore di futuri trend del Mercato. 

Dall’8 Maggio la posizione netta negativa sui future dello SP 500 di tipo Commercial è passata da 50.000 contratti agli attuali 70.000 esprimendo una percezione negativa del Mercato azionario americano da parte dei gestori di Hedge Funds; nello stesso periodo l’Indice SP 500 pur con ampie fluttuazioni, è rimasto sostanzialmente al valore del 8 Maggio con una flessione limitata ad un 3% manifestatisi proprio nel corso dell’ultima settimana. 

In altri termini l’effetto dell’ultimo intervento sui tassi di interesse operato dalla FED il 15 Maggio nei fatti non ha prodotto alcun effetto strutturale sul Mercato Azionario Americano il quale si trova ora ben sotto i valori che precedevano questo intervento. Rispetto le quotazioni del 14 Maggio, giorno precedente l’ultima manovra i tre Indici americani: Dow Jones, SP 500 e Nasdaq sono ora su valori inferiori compresi tra un 2 e un 3% e questo fatto conferma quanto andiamo osservando da tempo in ordine agli effetti delle manovre sui tassi di interesse tanto attese da larga parte di operatori di borsa. 

I tagli dei tassi ufficiali di interesse hanno un duplice effetto: il primo di carattere prettamente emotivo che di norma comporta un rialzo del Mercato Azionario destinato a rientrare nello spazio di alcune settimane come nel caso in esame, il secondo di lungo periodo, (6-9 mesi almeno) in termini di effetti positivi che la riduzione dei tassi di interesse trasferisce sul tessuto economico e produttivo. 

E’ opinioni non certo solo nostra che per poter beneficiare si questa seconda categoria di effetti positivi l’economia americana debba ancora attendere alcuni mesi durante i quali i Mercati azionari saranno caratterizzati da ampia volatilità con predisposizione ad una flessione piuttosto che verso una crescita.

Prezzo del Brent                                                            Indice CRB delle Commodities 

Sul fronte fondamentale osserviamo in settimana una certa stabilizzazione del prezzo del petrolio che nei fatti riconosce la presenza della Evolvente Parabolica di resistenza mentre permane decisamente positivo l’orientamento dell’Indice CRB delle Commodities che dovrebbe comportare un minor effetto inflazionistico anche se questo non è certamente scongiurato per i paesi europei importatori netti di greggio pagato in dollari. 

Rapporto di Cambio Dollaro / Euro                                          Rapporto di Cambio Dollaro / Euro     

L’effetto del cambio Dollaro / Euro, quale elemento che contribuisce alla importazione di inflazione per via del petrolio pagato in dollari, ha avuto in settimana solo una battuta di arresto al raggiungimento della Evolvente Parabolica di supporto di breve periodo della figura di destra; vediamo tuttavia il cambio che ha nuovamente raggiunto l’importante Evolvente Parabolica di più lungo periodo della figura di sinistra e tutto lascia presagire che a ridosso della stessa possa nuovamente avviarsi una nuova flessione che potrebbe comportare la violazione di quella di breve con rivisitazione dei minimi assoluti dell’Euro verso il Dollaro. 

A livello globale macroeconomico si va accreditando l’ipotesi secondo la quale la debolezza dell’Euro ha ormai di fatto cessato di esercitare i suoi effetti positivi per le società europee esportatrici verso i Mercati Americani e ora l’effetto dovuto alla importazione di materie prime, non solo petrolio anche se prevalentemente per il petrolio, possa nuocere alla economia europea e crediamo che proprio in virtù di questo interpretazione abbiamo assistito ad interventi di difesa del cambio da parte della BCE. 

Insomma siamo in Europa in una situazione non positiva fatta del riemergere di una inflazione dovuta in larga misura alla importazione del petrolio e al contempo ad un freno delle esportazioni per via della contrazione della domanda interna e in particolar modo delle importazioni da parte degli Stati Uniti e questo effetto combinato non può certamente essere visto positivamente per le società manifatturiere europee. 

L’effetto diretto di questo stato di fatto è quello che la BCE si trova nella impossibilità di intervenire sulla leva monetaria con una riduzione dei tassi di interesse i quali, quasi anticipando questa attesa, sono da alcuni mesi inseriti in un range che per quelli a 12 mesi va dal 4,3% al 4,7% e verosimilmente con questa struttura dei tassi di interessi dovremo fare i conti per alcuni mesi ancora. 

Tassi di intersse dell’Euro                                               T Bond 

Dopo un lungo periodo di flessione, Il T Bond ha riconosciuto la formazione del doppio bottom in zona 99 centesimi da dove è iniziato un movimento di recupero che vediamo ora diretto in zona 102 laddove dovrebbe arrestarsi per via del raggiungimento della Evolvente Parabolica di resistenza da parte del suo Indicatore RSI. Una eventuale prosecuzione del movimento di crescita sopra 102 sarebbe da leggersi come indicazione fortemente negativa in termini di Mercati Azionari. 

La stabile situazioni di posizioni fortemente corte sui future del COT e l’avvio di una fase positiva del T Bond non possono che convergere verso una previsione necessariamente poco positiva per il Mercato Americano e di questo elemento dobbiamo tenerne conto nella previsione degli altri Mercati Azionari.  


2)                     Situazione degli Indici generali di Mercato. 

Indice MSCI                                                                           Indice Eurostoxx 

Ad oggi l’Indice MSCI ha corretto il 58% della precedente fase di crescita del mese di Aprile, che nelle settimane scarse abbiamo interpretato come formazione di una Onda correttiva B all’interno della flessione di lungo periodo iniziato nella primavera dello scorso anno; nello stesso periodo l’Indice Eurostoxx ha corretto esattamente del 50% della stessa Onda e questo fatto è da ritenersi molto importante quale possibile supporto capace di arrestare la flessione in atto per i Mercati specie europei. 

In altri termini il quadro che si presenta a livello generale con questa chiave di analisi vede che l’insieme dei Mercati azionari internazionali ha pressoché concluso la flessione in base al ritracciamento del 61,8% previsto dalla Sequenza Numerica d Fibonacci mentre quelli europei hanno corretto di circa il 50% e quindi il sostanziare duplice raggiungimento degli obiettivi, o per meglio dire il possibile raggiungimento di questi obiettivi con una leggera ulteriore flessione nella settimana entrante, deve essere visto come un elemento positivo si analisi. 

Indice MSCI                                                                      Indice Eurostoxx 

Ritracciamenti della stessa entità li riscontriamo sull’Indice EuroTK Index, assai prossimo all’Indice Eurostoxx, mentre invece il nostro TK Index ha registrato una flessione inferiore all’Indice MSCI. Questo confronto ci induce a ritenere che mentre l’osservazione sull’insieme dei Mercati internazionali porta a conclusioni diverse e quindi meno efficaci, l’osservazione che i Mercati europei abbiano registrato una flessione del 50% rispetto la precedente fase positiva è indubbiamente di elevato interesse che ci può portare ad attenderci una fase di momentaneo assestamento da parte dei nostri Mercati proprio per via del riconoscimento di questo supporto basato sulla proprietà di un ritracciamento del 50% dell’Onda precedente alla quale il ritracciamento si riferisce. 

Indice MSCI                                                                      Indice Eurostoxx 

Il riconoscimento di un ritracciamento del 50% da parte dei Mercati Azionari Europei, per quanto importante, non trova tuttavia sufficienti riscontri grafici che possano far ritenere del tutto conclusa la flessione in atto. Vediamo infatti un margine di flessione dell’ordine di un 1,5 – 2 % dai livelli attuali del EuroTK Index laddove lo stesso incontrerebbe sia la Trend Line di supporto sia la precedente zona di consolidamento che già ha esercitato il suo effetto nel fermare la flessione di Marzo scorso. 

Insomma per i Mercati europei una flessione dai livelli attuali dell’Ordine di un 1,5-2% verrebbe vista come base di avvio di un movimento di reazione definito dal raggiungimento di Trend Line e di supporti statici ed inoltre in questo caso la correzione delle ultime settimane raggiungerebbe la percentuale di correzione prevista dalla Sequenza Numerica di Fibonacci del 61,8% che viene vista come ultimo baluardo di arresto del trend di breve in atto alla cui eventuale violazione dovremmo necessariamente porre l’attenzione alla possibile formazione di un doppio bottom sui minimi di fine Marzo.

Formazione della Onda B dei Mercati Europei e successivo ritracciamento. 

Percentuali di ritracciamento rispetto alla ampiezza dell’Onda B 

All’interno dei Mercati europei, a fronte di un ritracciamento del 50% dell’Indice Eurostoxx e dell’EuroTK Index osserviamo un certo allineamento a questi Indici da parte del Mercato tedesco espresso dall’Indice DAX mentre invece la correzione sul CAC 40 è stata fin qui meno sensibile e limitata ad un solo 40% dell’ampiezza dell’Onda B sostanzialmente in linea con Londra. In questo contesto il Mercato Azionario Italiano ha corretto in modo molto più vistoso degli altri Indici europei con un 68% per il MIB 30 e del 74% per il Comit. 

Formazione della Onda B dei Settori Comit e successivo ritracciamento.                         Settore Comunicazioni 

Il fatto che il nostro Mercato abbia corretto in modo maggiore rispetto agli altri Mercati europei non si presta ad una interpretazione positiva ma come espressione di una maggiore fragilità; il fatto che l’Indice delle Comunicazioni sia sceso in settimana su un livello inferiore a quello di fine marzo è un altro elemento che non depone positivamente. Non leggiamo infatti questo elemento come indicatore di una maggiore capacità di recupero ma all’opposto come settore particolarmente debole e quindi suscettibile di ulteriori flessioni. 

Percentuali di ritracciamento rispetto alla ampiezza dell’Onda B 

In conclusione osserviamo che mentre i principali Mercati europei pur avendo corretto in modo accentuato nondimeno si sono arrestati su livelli dai quali potrebbero ancora recuperare il proseguimento del trend rialzista iniziato a fine Marzo, la situazione si presenta decisamente meno positiva per il Mercato italiano laddove è probabile che anche altri Settori tendano a correggere il 100% della Onda B al pari di quanto fatto dal Settore Comunicazioni prima di verificare le capacità di recupero di un nuovo trend rialzista

Certamente le dinamiche dei nostri Mercati risentiranno molto di quanto accadrà in america, tentiamo di prevederlo.


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